Sicurezza, Salis alza la voce: «Di notte il territorio è scoperto, Genova non può essere lasciata sola»

Nel bilancio del primo anno di amministrazione, la sindaca Silvia Salis chiede più personale e patti per la sicurezza con il governo: nel mirino la carenza di agenti, il centro storico, le tossicodipendenze, i rimpatri che non funzionano e la necessità di interventi flessibili nelle zone più esposte

La sicurezza non è più un tema che può essere scaricato sui comuni senza risorse, personale e strumenti adeguati. La sindaca Silvia Salis, nella conferenza stampa di bilancio del primo anno della sua amministrazione, usa toni netti e mette in fila le criticità che Genova condivide con le altre grandi città, ma che nel capoluogo ligure assumono un peso specifico particolare: un centro storico enorme e complesso, un porto, una regione di confine con la Francia, flussi che cambiano con le stagioni, emergenze sociali e sanitarie sempre più visibili, una polizia locale sotto pressione e forze dell’ordine in difficoltà per carenza di organici.

Il punto di partenza, per la sindaca, è proprio il personale. Salis ricorda che la polizia locale ha perso circa 12 mila unità in 13 anni a livello nazionale e che la stessa difficoltà riguarda la polizia di Stato e le altre forze dell’ordine. È una coperta troppo corta: se la si tira su un quartiere, se ne scopre un altro. La frase più dura riguarda le ore notturne, quando, secondo la sindaca, il presidio del territorio resta insufficiente rispetto alle richieste dei sindaci. «Tutti noi sindaci lamentiamo che non ci sono neanche le volanti che abbiamo richiesto di notte. Il territorio di notte è completamente scoperto», dice la sindaca, collegando la situazione alla fatica quotidiana degli agenti chiamati a intervenire anche su emergenze continue, codici rossi e situazioni critiche.

La sindaca richiama anche una riflessione attribuita a Franco Gabrielli, riferita al lavoro con il sindaco di Milano Giuseppe Sala: il sindaco avrebbe il 20 per cento delle leve effettive sulla sicurezza della propria città, ma viene percepito come se ne avesse l’80 per cento. È dentro questa sproporzione, sostiene Silvia Salis, che si alimenta una confusione istituzionale difficile da governare. Da una parte i cittadini chiedono risposte immediate al sindaco, dall’altra le competenze principali restano in capo a questore, prefetto, governo e apparati statali. La polizia locale collabora su ordine, decoro, presidio urbano e tenuta della città, ma non può sostituirsi alle funzioni centrali dello Stato.
Il passaggio sui rimpatri è uno dei più duri. Salis contesta l’idea che i sindaci possano essere chiamati a risolvere direttamente anche ciò che riguarda le espulsioni e l’irregolarità dei soggetti fermati dopo aver commesso reati. Secondo la sindaca, quando alle amministrazioni comunali arriva il messaggio che debbano occuparsi anche dei rimpatri, emerge una confusione nazionale che poi ricade sui territori. Il problema, spiega, è concreto: gli agenti fermano, segnalano, intervengono, ma senza protocolli internazionali efficaci capita che le stesse persone siano di nuovo in strada poco dopo. Per chi opera ogni giorno, aggiunge, lavorare così diventa duro e frustrante.
A sostegno del ragionamento, la sindaca cita i dati europei sui rimpatri del 2025: la Germania ne avrebbe effettuati 29 mila, la Francia 14 mila, l’Italia 4.700. Il confronto viene usato per sostenere che il tema non può essere trattato come una questione astratta di politica nazionale, perché le conseguenze ricadono nelle grandi città, dove si concentrano marginalità, irregolarità, disagio e microcriminalità. Genova, per Silvia Salis, non può essere considerata alla stregua di qualsiasi altro territorio, perché ha caratteristiche che richiedono un’attenzione specifica.
La sindaca attende la firma dei patti per la sicurezza, già richiesti dall’amministrazione comunale. L’obiettivo è arrivare alla sottoscrizione con l’arrivo del ministro dell’interno Matteo Piantedosi, auspicato prima dell’estate, compatibilmente con la disponibilità del ministro. I patti dovrebbero prevedere zone di vigilanza rafforzata e un maggiore afflusso di unità su Genova. Per la sindaca, sarà anche il momento per mettere nero su bianco le responsabilità reciproche tra istituzioni e definire meglio come ciascun livello debba collaborare, senza ambiguità e senza scaricare sui comuni compiti che non possono sostenere da soli.
Dentro il capitolo sicurezza, la sindaca inserisce con forza l’emergenza tossicodipendenze. Non considera possibile parlare di ordine pubblico senza affrontare l’aumento delle situazioni di alterazione, overdose e presenza di ragazzi e ragazze in condizioni critiche soprattutto nel centro storico. Il punto, secondo Salis, è che molte situazioni che i cittadini percepiscono giustamente come disturbo dell’ordine pubblico hanno anche una natura sanitaria. Quando una persona in stato di alterazione viene presa in carico dagli agenti, il territorio può restare scoperto per ore, mentre il problema richiederebbe risposte sanitarie strutturate.
Su questo la sindaca chiama in causa la necessità di collaborazione tra istituzioni. Il Comune, sostiene Silvia Salis, non può farsi carico da solo delle emergenze sanitarie del territorio, né dal punto di vista operativo né da quello economico. La questione è stata portata anche al tavolo in Prefettura sulle tossicodipendenze, perché l’amministrazione segnala da un anno che con l’estate il fenomeno sarebbe esploso. Secondo la sindaca, oggi quell’esplosione è visibile anche nella cronaca quotidiana.
La polizia locale, nel frattempo, continua a essere chiamata a fare più della propria parte. La sindaca ringrazia il comandante Fabio Manzo e rivendica il lavoro svolto dal corpo, sottolineando che l’amministrazione non intende tirarsi indietro. Nel piano assunzionale, annuncia, sarà valorizzato il numero degli agenti, anche per compensare i pensionamenti. Ma la sindaca ricorda che il problema delle uscite concentrate riguarda tutti i corpi di polizia, perché in passato le assunzioni sono avvenute a ondate e oggi, allo stesso modo, si concentrano le pensioni.
La sicurezza, nella lettura della sindaca, richiede anche un’organizzazione flessibile. Le zone critiche cambiano durante l’anno, seguono le stagioni, gli eventi, la movida, i flussi turistici e le abitudini dei cittadini. Per questo l’amministrazione ha avviato da sabato scorso un’azione importante in corso Italia, dove con l’arrivo della stagione estiva aumentano presenza, tensioni e necessità di presidio. È un esempio di come il controllo del territorio debba adattarsi ai movimenti reali della città, senza schemi fissi e senza aspettare che i problemi si cristallizzino.
Rispondendo alle domande di un giornalista, la sindaca ha dichiarato: «Noi abbiamo chiesto risorse di ogni tipo, quindi dall’esercito a più forze di polizia, per cui ci hanno semplicemente risposto che non ci sono, non è una questione di quali tipi di forze dell’Ordine chiamare, ma proprio la risposta è che non ci sono, e anche per questo che stiamo chiedendo attenzione sulla città, perché comunque se i numeri sono questi, allora la gestione dell’Ordine pubblico diventa veramente difficile. Per quanto riguarda la questione dei rimpatri, il tema è molto semplice, sull’efficacia del sistema che ce l’hanno promesso in campagna elettorale ormai 4 anni fa, 4 anni sono tanti perché qua stiamo a guardare cosa abbiamo fatto noi in un anno, il governo è 4 anni fa, 21.295 provvedimenti di espulsione, 4.700 rimpatri, quindi il tema che lei giustamente chiede a sindaco cosa ne pensa il CPR (centri di permanenza per i rimpatri n. d. r.), il tema è che non funziona il sistema dei rimpatri, non è tanto, come posso dire, la collocazione, il punto è che c’è stato detto che per anni non si era stato in grado di gestire questo fenomeno e che invece finalmente si sarebbe trovata una soluzione, questi sono i numeri alla mano e vi dico che dai dati di Eurostat sui rimpatri totali, prima di noi c’è la Svezia, la Polonia, l’Austria e la Spagna, cioè noi siamo un porto di arrivo e rimpatri a più, più irregolari di noi la Svezia, quindi pensate quanta strada bisogna fare prima di arrivare in Svezia, questo è qualcosa che ci deve far riflettere, perché altro queste domande bisognerebbe farle al governo perché il fatto che un sindaco possa o meno avere predisposizione sul territorio non è una scelta del sindaco, invece è una scelta del governo gestire questo fenomeno che non sta riuscendo a gestire ed è evidente nei numeri, gli effetti però sono in tutte le grandi città e sono molto forti».
Il messaggio politico della sindaca è diretto: Genova farà la propria parte, rafforzerà la polizia locale, parteciperà ai patti per la sicurezza e continuerà a presidiare le aree più sensibili, ma lo Stato deve assumersi la propria responsabilità. Senza più personale, senza volanti notturne, senza risposte sanitarie sulle tossicodipendenze, senza rimpatri realmente efficaci e senza un riconoscimento della specificità genovese, il rischio è che il peso delle emergenze ricada sempre sugli stessi soggetti: agenti in strada, comuni e cittadini. Per Silvia Salis, è questo il nodo da sciogliere: la sicurezza non può essere una promessa scaricata sul livello più vicino alla popolazione, ma deve tornare a essere una responsabilità condivisa, finanziata e organizzata in modo coerente.
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